Leggende, racconti


 Anno 1938 ca Poesia scritta dalla maestra di Belnome.
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Come è cara, quanto è bella una scuola come quella che si fa nel paesino di Belnome Piacentino.
Sedie e banchi che erano molti, che costaron gran fatica, in che stato or li trovi, non ti accorgi del colore.
Bianco dato alla stanzina, e fra tanti guasti e mali c’è nemmeno la latrina pei bisogni corporali.
Ci son tanti bei ragazzi, un po tristi,un po’ pazzi, ma con poca intenzione di imparare la lezione.
Adriano imperatore, Adriana imperatrice che davanti a Monsignore recitasti in cor felice, come fossi la più bella.
Ridi, ridi Luigina che ti credi? Se ben giungi dalla scuola cittadina di saperla tanto lunga?
Guarda invece un po’ la Bruna, come cerca d’imparare, ci scommetto che nessuno più la sappia superare.
Il problema, che dilemma per la Bruna e per la Emma; tara lordo e peso netto che problema per Peretto.
Né Armando si da affanno per lo studio son sicura, che se non sarà quest’anno passerà l’anno venturo.
Solo Dante a quanto pare ha gran voglia di studiare, ma se impara nulla o poco da la colpa tutta al gioco.
Ben pulito e inamidato, lindo ogni or nella scrittura, col colletto inamidato, lo direste per natura un ragazzo pien di voglia ma se scruti da vicino vedi invece che ti imbroglia, vero Lino Rebollini?
Guarda invece un po’ l’Elvira, la donnina di casetta, tutti dico oh l’ammiran, con che grazia lei riassetta, sempre pulita e pettinata mai si presenta male ma non arriva una volta puntuale;
Don don don le nove, l’Elvira non c’è.

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